Welby
Oggetto: Lettera Aperta al Presidente della Repubblica
Ill.mo Presidente,
sono Cesare Scoccimarro, 45 anni, e come Lei sa (scrissi all’On. Ciampi ad aprile 2006, il quale, alla scadenza del mandato, ritenne di passare a Lei la mia lettera; il 6 giugno conferii con la Questura di Milano, da Lei incaricata di raccogliere ulteriori informazioni) da 12 anni sono affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica.
Vorrei fare alcune considerazioni sulle vicende di questi ultimi giorni: telegiornali, quotidiani, trasmissioni TV che parlano di Welby che chiede di morire. Mi ha colpito molto la sua definizione di morte “opportuna”, che condivido pienamente, perchè la morte, a volte, e se invocata, può solo essere opportuna.
Io sono nelle sue stesse condizioni, il respiratore mi accompagna non da qualche mese ma da più di otto anni, anni senza il più piccolo movimento, senza la più corta parola, senza il più minuscolo boccone da deglutire. Uguali, fisicamente, forse. Ma io e Piergiorgio abbiamo una profonda differenza: la posizione riguardo a questa nostra vita, uguale nei fatti, diversa nell’anima.
Io voglio vivere, la mia battaglia è quella di far capire alle persone, al mondo, alle Istituzioni che la Sclerosi Laterale Amiotrofica non è una malattia che uccide dopo una media di tre anni, o meglio, lei lo farebbe pure, ma c’è chi come me glielo impedisce. Perchè con la tracheostomia, la sonda nello stomaco, e un’adeguata assistenza, si può vivere ancora molto.
La SLA ti uccide se glielo concedi, ti uccide se i medici non ti informano che puoi continuare a vivere, ti uccide se non puoi scegliere consapevolmente cosa davvero vuoi fare.
Rispetto la scelta di chi, come Gianluca Signorini o Luca Coscioni ha ritenuto “opportuno” non continuare a vivere, rispetto Piergiorgio Welby perchè vuole porre fine a una vita che non gli appartiene più.
Ma, altrettanto, chiedo che venga rispettata la mia scelta di vivere dignitosamente, a casa mia.
Ecco il senso: morte opportuna o vita dignitosa.
Ma vita dignitosa significa essere accudito 24 ore al giorno, perchè accanto a me deve sempre esserci qualcuno, che mi aspira la saliva, che mi sposta mani e piedi, che mi broncoaspira, che accende la TV, che mi legge il giornale, che sappia comunicare con me – che muovo solo gli occhi.
E tutto questo ha un costo, molto molto elevato, 6.000 euro al mese per le 4 persone che mi assistono e si alternano; da anni chiedo che le Istituzioni rispondano ai miei bisogni e a quelli delle persone che, come me, vogliono continuare a vivere!
Se vorrà dedicare qualche minuto, sul mio sito www.conoscicesare.org, c’è tutta la mia storia, le battaglie, i piccoli successi e gli innumerevoli tentativi per far capire alle Istituzioni che abbiamo diritto di vivere nella nostra casa, tra le nostre cose e i nostri affetti.
Il mio silenzioso urlo rivendica la vita, e non la pura sopravvivenza – tecnica ed in condizioni spesso precarie- come molti sono costretti a subire.
Con grande rispetto,
Cesare Scoccimarro
“Ringrazio tutti coloro, che hanno interpretato il mio pensiero e che hanno ritenuto di parlare di me, sui giornali, in TV, sui blog e siti.
Grazie,
Cesare”
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2 Marzo 2007 alle 20:26
Ciao Cesare,
sono certo che “il tuo pensiero” capirà il mio pensiero, che nessuno, o pochi hanno compreso mentre gli altri volutamente l’hanno ignorato.
La riflessione che segue, nè laica e nè religiosa oppure sia l’una che l’altra, offre una chiave di lettura per chi crede nell’avvenire dello SPIRITO dell’Uomo.
In memoria di Piergiorgio welby
E se la sabbia del deserto fosse la Verità?
Chi può asserire di conoscere l’architettura
di un granello di sabbia in tutta la sua macrocosmica
grandezza ed in tutta la sua microsmica infinitesimale dimensione?
E se così fosse, avrebbe scoperto la natura della sua essenza e del suo divenire?
E se la mente fosse il deserto di sabbia?
La coscienza vigile, attenta, pensante, decisionale, serena o turbata, sana o malata, lucida o offuscata, razionale o irrazionale, libera o condizionata, quanta parte occuperebbe nel deserto della mente?
Io dico: lo spazio di un granello di sabbia per l’uomo “comune”
e per il genio, il poeta, l’artista, lo scienziato, il santo
tanta sabbia quanta ne può essere contenuta in un pugno.
Ed ecco come una parte della verità sta in tutte le ragioni
così come la ragione contiene sempre una parte della verità,
sia del laico che del religioso.
Ma quanta? Prendi un pugno sabbia dal deserto: questa è la porzione di verità che ti offre la tua mente cosciente e la chiesa del tuo tempo.
Il “farsi suicidare” da una condizione alterata
della mente cosciente non sarà mai la decisione
di un libero arbitrio padrone assoluto del Regno della Mente,
ove risiedono tulle le più sublimi ed inimmaginabili virtualità.
Laddove l’Individualità dell’Io più profondo, si ricongiunge
con la matrice che l’ha emanato e ad essa
identificandosi ne acquisisce, in potenza, attributi e divinità.
E la vita terrena di Piergiorgio programmata per sua libera scelta
nella notte dei tempi ed intensamente vissuta in
un attimo della sua eternità, anche se interrotta
per le ragioni di un pugno di sabbia,
nulla toglie ma molto aggiunge alla sua ricchezza spirituale
ed al suo cammino evolutivo nel ritorno al Padre
attraverso quella scala di valori di cui tanta ne ha percorsa
nella sua breve vita di quanto l’umanità
nella maggioranza ne percorre in un secolo.
E questo è l’autentico patrimonio di Piergiorgio.
Per il resto: delitto o non delitto, che l’ UOMO rifletta!
Per favore visita il mio blog (http://michelangelok.spaces.live.com). la tua mente cosciente ( il granello di sabbia) resterà sorpresa. Il tuo pensiero profondo ( il deserto di sabbia) lo conosce già perchè è come se l’avesse scritto. Io sono un marziano che passeggia per le vie della città. Non mi arrendo. Un affettuoso saluto Michelangelo
3 Aprile 2007 alle 17:01
Ciao Cesare,un altro granello di sabbia.
Caro Piergiorgio,
anche io ho provato commozione per la tua sensibilità e per l’amore che hai nutrito per la vita e per tutti. Generalmente chi nutre tanto amore per gli altri ne ha un po’ meno per se stesso. Rispetto la tua volontà anche se rimango della convinzione che il tuo “Spirito” – la mente profonda – è rimasto ad osservare senza intervenire, con la “Sua autorità”, alla premeditata decisione.
Certo non te ne sei andato in silenzio.
A meno che, e ora ne sono convinto, l’abbia fatto di proposito per attirare l’attenzione del mondo scientifico, perchè all’uomo non serve l’accanimento ma la scoperta del farmaco, la prevenzione e la guarigione.
Una provocazione?
No! Una accusa precisa al “progresso”.
Si spacca l’atomo, si va sulla luna, si configurano e si organizzano miliardi e miliardi di informazioni in un piccolo monitor , che tutto lo scibile umano si chiami internet, si investono miliardi e miliardi per il benessere, per lo sport, la tecnologia…….e non si dirotta la maggior parte di tutte queste risorse per debellare la fame, le guerre e le malattie.
Mille, centomila scienziati dovrebbero essere rinchiusi in un bunker per uscire solo quando avrebbero risolto i problemi che affliggono l’uomo.
E che nessuno mi dica che è impossibile. Niente è impossibile all’uomo, se lo vuole.
E’ per questo che Cristo andò sulla croce, che il martire si fa Santo, che tu riscatti tutti i Piergiorgio che giacciono non in attesa che la legge li uccida, ma che l’UOMO LI GUARISCA.
UNA BARA BIANCA
A Loredana che mi ha inviato la canzone di Simone Cristicchi. Grazie del commento e del testo della canzone.
Rispetto la tua riflessione su welby ed è molto poetica la canzone.
Ma l’autore è sano e pieno di vita e… di successo, mentre Piergiorgio era solo
tra tante ombre oscure, immerso e perduto nei suoi pensieri.
Anche lui ha scritto dei bellissimi pensieri poetici, toccanti e
pieni di amore per la vita e per il mondo intero.
E quando Piergiorgio scriveva era pieno di vitalità, di voglia di vivere, e anche con la sua sofferenza “correva” incontro alla vita. Ne sono convinto.
Uno Spirito elevato che sa di poter dare tanto, non decide di negare agli altri
e a se stesso le perle della sua stessa saggezza.
Tutto quanto, invece, girava attorno a lui, amici, familiari, medici, politici
era un elogio alla morte, un’attesa, un atmosfera lugubre e pregna di energia negativa. Nessuna esortazione alla vita, ma uno squallido movimento mediatico e politico.
La camera della morte allestita da tempo.
E il Gesto non s’è fatto attendere.
Un boia laureato per l’occasione e pochi intimi corvi neri furono le ultime immagini che i begl’occhi di Piergiorgio furono costretti a vedere mentre gli porgevano la cicuta.
Nessuno dei presenti avrà pianto. Le lacrime sono venute da chi non l’ha conosciuto e da me.
Un caro abbraccio Michelangelo
7 Aprile 2007 alle 18:15
Io ho pianto.
Ho pianto mentre scrivevo quest’ultima provocazione, perché sono emotivo e perché so di non essere compreso, questo poi credo che sia un mio karma.
Io non sarei mai capace di pensare di dire: ti amo, ti amo da morire ma ti tolgo la vita per il tuo bene, per non farti soffrire e perché tu me lo chiedi.
Qualcuno “grande più di tutti noi”ebbe a gridare nella sofferenza della croce: “Padre mio perché mi ha abbandonato”.
E che vuol dire?
Che l’aveva con Dio, che lo lasciava morire invece di salvarlo?
Che non voleva morire dopo che era venuto sulla terra e programmata la sua vita ed in particolari la sua morte?
Ed ancora ai suoi carnefici: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”
E che vuol dire?
Che la morte che stavano per dargli era tanto grave da non riconoscersi il diritto del perdono e invitava il Padre a farlo.
Non c’è perdono umano per chi si arroga il diritto di togliere la via di un uomo per nessun motivo.
Ed io non smetterò di scrivere provocazioni su provocazioni che hanno un unico obiettivo: Che l’Uomo rifletta!
8 Aprile 2007 alle 07:33
Un granello di sabbia di “K” a Cesare
“Chi sa di essere fratello dal fondo dell’anima, costui sentirà il soffio del buon vento
ciò che altri non potranno. Allora si leverà e, andando, potrà ben vedere come si scala una montagna coi denti. Dopo, potrà dirne al mondo ogni meraviglia e sarà ascoltato”.
Buona Pasqua da Michelangelo
7 Gennaio 2009 alle 00:29
Ciao Cesare,
noi ci conosciamo da molto tempo, anche se entrambi siamo molto cambiati in questi ultimi. Anni durante i quali non ci siamo frequentati (in verità la colpa è solo mia….tu sei sempre li che mi aspetti
Ma forse, quest’altro modo di comunicare è più flessibile per tutti e due. Poi con Stefania, non appena possibile, ci organiziamo per incontrarci. Certe domande preferisco fartele a quattro-occhi…gli occhi sono lo specchio dell’anima (dicono) e quindi è bene non perdere l’altra metà della risposta, e delle tue domande.
Nella tua lettera ho intravisto un domanda che potrebbe aiutarmi nella mia ricerca sul Eluana (di noi parleremo in presa diretta):
Come dicevo, noi ci conosciamo da molto tempo: tu (o Welby), se a 16 anni – i tuoi 16 anni – avessi visto un tuo amico nelle tue condizioni (o quelle di Welby) cosa avresti pensato se fossi stato nei suoi panni?
Oggi tu (e Welby) avete fatto una scelta: diversa, molto diversa…come è diversa anche l’equipaggio che entrambi avete scelto al vostro fianco (o per chi a fede che vi è stato donato), tu ha sedici anni sicuramente non avresti mai immaginato che al tuo fianco ci fosse Stefania….e molte altre cose che hai scoperto nel corso della malattia (se è così che si può definire?). Com’è che si arriva a fare una scelta così coraggiosa come la vostra, come quella dei genitori di Patrick, Gianluca e Maurizio (http://www.associazionerisveglio.net/index.php?option=com_docman&task=doc_download&gid=35&Itemid=41) rispetto al padre di Eluana Englaro?
Mi fermo qui, se vuoi, quando puoi, questi sono i temi non-facile (l’avevo anche scritto a Stefania, spero abbia ricevuto la mia email) dei quali mi piacerebbe iniziare a parlare con te (anche qui sul tuo blog
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