Aisla

La mia lettera al Presidente della Repubblica  Giorgio Napolitano, su Aisla.

3 Commenti a “Aisla”

  1. maria grazia morgese scrive:

    sono in perfetto accordo con Cesare.Ho 38 anni e sono sposata con Andrea malato di SLA da 8 anni.Abbiamo 3 splendidi bambini di 9,8 e 6 anni e sono loro che danno la forza ad Andrea di continuare a vivere.Purtroppo sono l’unica ad occuparmi di Andrea e per questo mi associo alle richieste di Cesare circa un maggior sostegno da parte dello Stato per una vita dignitosa. Saluti

  2. federica morgantini scrive:

    Ho letto la lettera di Cesare. Mia sorella è morta dieci anni fa a causa della SLA ed è morta in un modo “naturale”: ha smesso di respirare. Come Cesare, anche lei viveva tramite noi familiari che le davamo quotidiana assistenza e amore pieno e soprattutto tanta attenzione. Qunid capisco (e sento) che cosa intenda Cesare quando dice che ha voglia di vivere. Perché la vita è questo: amore e attenzione. Mia sorella chiese (con gli occhi) di non essere mai portata in ospedale. Avevo venti anni e mi sembrava una semplice richiesta legittima, di cui solo adesso percepisco l’enormità, e al tempo stesso la sua naturalezza e rispettabilità. Saluti

  3. Barbara Sias scrive:

    Ho conosciuto la dolorosa esperienza S.L.A. attraverso la malattia di mio marito che, in meno di un anno, è passato da una condizione di assoluta normalità ed efficienza fisica alla immobilità pressoché totale.
    Marcello è stato accudito giorno e notte da me e da due suoi fratelli con turni di indubbio sacrificio ma con tanto amore.
    Dopo un ricovero urgente a causa del rischio di soffocamento, nei quindici giorni successivi la situazione è peggiorata e il primario dell’ospedale ha convocato noi familiari dicendoci che, a breve, mio marito sarebbe stato dimesso.
    Cosa lui abbia provato ,sul piano psicologico, non lo saprò mai…!, Ha scelto da solo di non farsi attaccare ad un respiratore pur desiderando disperatamente di vivere: per me, per nostra figlia, per un nipotino nato da poco e che sognava di poter veder crescere.
    Ha scelto ciò perchè forse considerava inaccettabile sottoporre la sua famiglia ad un carico di difficoltà che si intravedeva come disumano.
    Così, una crisi respiratoria,senza alcun supporto che le sue povere limitatissime forze fisiche, gli è stata fatale.
    Molti amici, anche per consolarmi, hanno ripetuto più volte che una vita così per Marcello e per noi sarebbe stata solo una sofferenza.Io, specie la sera, nel silenzio innaturale della mia solitudine, continuo a pormi tanti interrogativi senza risposta e penso che togliere il sostegno sanitario ad un malato SLA (o a chiunque in analoga situazione) equivalga a privarlo del suo diritto fondamentale e più sacro:la libertà di decidere.
    Coraggio Cesare , il tuo inno alla vita: a ciò che siamo con il cuore e con la mente e non soltanto con i muscoli è la più bella lezione per tutti noi.

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