Vita? Morte? Diritti? Doveri?
Provo a fare qualche riflessione sul “caso Nuvoli”, che brutta espressione quella dei Media, sembra di essere in un qualche asettico tribunale, o in un asettico ospedale dove si parla di “casi” e non di “PERSONE”.
Come per Piergiorgio Welby, il pensiero si spacca in due.
Si è sentito dire:
“Il caso di Giovanni Nuvoli rischia di sfociare ‘in un’autentica inaccettabile persecuzione’ ”
“La cultura dell’eutanasia e della morte e’ frutto dell’egoismo dei nostri tempi. E’ certamente piu’ facile per la politica e la societa”.
Ora non se ne parla più.
Io cerco di rispettare ogni posizione, cerco di interpretare la natura di pensieri differenti, amo il confronto perchè fa crescere l’uomo.
Ma, sempre più, in situazioni come queste, mi chiedo: ma chi sono costoro pronti a difendere così strenuamente una posizione che NON conoscono?
Perchè il punto è proprio questo: CONOSCERE.
E nessuno, davvero nessun altro oltre che noi, abitati da un terribile mostro che è la SLA, può dire di CONOSCERE.
Noi soli sappiamo cosa vuol dire.
E noi soli possiamo urlare, non con la voce, ma con gli occhi, ciò che vogliamo.
Lancio una provocazione.
Chiedo a chiunque stia fermamente e tenacemente difendendo la vita o la morte di stare assolutamente immobile per dieci minuti, pensando di non poter respirare se non attraverso una macchina, di non poter parlare, di non poter deglutire, di NON POTER FARE ASSOLUTAMENTE NULLA, TRANNE CHE PENSARE.
E moltiplicare quei dieci minuti per 10, per 100, per 1.000, per 10.000, per 1.000.000 e ancora di più.
Io sono così da 4.730.400 minuti, 9 anni.
E non mi permetto di giudicare.
Ma condanno ferocemente chiunque possa “costringere” persone come me, Piergiorgio Welby,Giovanni Nuvoli, e tutti quelli che verranno a desiderare di morire perchè rappresenta l’unica soluzione al non poter vivere.
Anche questa è una realtà, e non va nascosta. E bisognerebbe avere il coraggio di parlarne.
Altrettanto, però, voglio rivendicare il diritto alla miglior vita possibile, e combatto da sempre perchè vengano fornite tutte le risorse e gli strumenti necessari per chi, come me, VUOLE VIVERE.
Credo si chiami autodeterminazione.
Credo che si chiami rispetto.
Cesare Scoccimarro
9 Giugno 2008 alle 17:58
forza cesare non arrenderti prima o poi lo capiranno tutti chequel che dici e’ sacrosanto..certo come dici bisogna aver provato per poterparlare per quanto mi riguarda io temo che presto mi trovero’ nelle tue stesse condizioni.. gia’ ora la gamba e la mano sinistra non mi funzionano piu’…come conseguenza di una operazione per cancro al cervello che mi sta rubando anche la memoria a breve e vado peggiorando rapidamente
26 Novembre 2008 alle 23:03
Perchè il punto è proprio questo: CONOSCERE.
E nessuno, davvero nessun altro oltre che noi, abitati da un terribile mostro che è la SLA, può dire di CONOSCERE.
Noi soli sappiamo cosa vuol dire.
E noi soli possiamo urlare, non con la voce, ma con gli occhi, ciò che vogliamo.
Alle tue parole mi permetto di aggiungere solo:
in piccola parte anche coloro che ci amano ( cari e amici veri).
In poche righe hai condensato tutto quello che si può dire su come si vive la SLA e cosa si possa pensare delle scelte, tutte assolutamente da rispettare, fatte dalle persone che vivono queste situazioni e dai loro cari.
Come stridono le trasmissioni televisive che, invitando i soliti “opinionisti”, concedono ore a discussioni su cose che non possono capire, che spettacolarizzano tutto quanto.
Sono sempre gli stessi, sono sempre lì da anni e le cose vanno sempre peggio; si arriva ad entrare in particolari di una cattiveria e sadismo incredibili, invece di avere rispetto per coloro che queste situazioni le hanno vissute,le stanno vivendo, le pagano e le pagheranno sulla propria pelle.
E che dire poi dei soliti politici, tutti quanti, che intervengono su temi così delicati per il tempo loro concesso, con frasi fatte, probabilmente provate e riprovate al fine di risultare con la migliore ripresa cinematografica possibile, come le veline, sentenziando, come fossero giudici esperti, sulla scelta di questa o di quell’altra persona.
Cosa vuoi che ti dica, se queste sono le regole, io, che non le ho mai accettate, ora non riesco nemmeno più a sopportarle, mi viene la nausea solo a vedere l’immagine di certi personaggi vomitevoli.
Al contrario poi senti parlare Melazzini, Stefania o qualsiasi persona che è dentro la SLA e rinasci, perchè le loro parole sono sincere,commoventi,passionali, vanno al nocciolo del problema. I loro discorsi non hanno bisogno di essere preparati, vengono dal profondo del cuore, dal vissuto difficile,drammatico, da situazioni inimmaginabili, le più diverse, ma tutte al limite della sopportazione e per tali motivi raggiungono immediatamente l’anima delle persone.
Cosa vuoi che ti dica ancora……………..
Un grande abbraccio.
12 Dicembre 2008 alle 18:05
Non passa giorno che non ne succeda una peggio del giorno prima, è evidente che non abbiamo toccato ancora il fondo e che, come ho ribadito spesso, è sempre più insopportabile la spettacolarizzazione dei media sulla pelle di coloro che soffrono.
Oggi è la notizia della triste conclusione della vita del professor Craig Ewert, un malato di Sclerosi Laterale Amiotrofica inglese, ricorso al suicidio assistito in Svizzera.
Mi aspetto a breve qualche altro approfondimento televisivo da parte dei soliti noti.
Penso con grande angoscia a quello che la mamma di mia moglie avrebbe provato a tale annuncio e cosa produrrà ai malati di Sla e alle loro famiglie, soprattutto a quelle più fragili, che già si ritrovano sole psicologicamente a combattere la battaglia della vita.
Vorrei tanto un po’ di rispetto, vorrei tanto che chi scrive e propone immagini si rendesse conto di quello che produce una tale notizia ed il filmato relativo, a coloro che sono coinvolti in prima persona e non hanno poi la preparazione necessaria a riceverla, sempre che ci possa esserne una idonea, ma probabilmente è chiedere troppo.
Basta per oggi.
Ciao.
12 Marzo 2009 alle 21:38
Ciao Cesare,
Immedesimarsi? Impossibile! Provare a capire con grande sofferenza, forse!
I tuoi sono pensieri che esprimono una “rabbia velata e contenuta” di chi avrebbe la forza, ma non la “possibilità” concreta, di combattere contro coloro che danno pareri così superficiali su condizioni, che definire estreme, è dire poca cosa! Non vorrei essere frainteso, non ho la possibilità mentale per immedesimarmi e non so perciò nemmeno spiegare bene la sensazione di chi si trova a dover subire attacchi da coloro che non possono assolutamente capire; credo però che sia perlomeno indisponente verso chi soffre, dare opinioni su stati d’animo così importanti e di difficile, se non impossibile, comprensione per tutti. Del resto anche nel mio commento al capitolo “Vita Diversa”, ho scritto che per lo stesso Melazzini è stato difficilissimo arrivare ad accettare una nuova vita, immedesimarsi cioè in ciò che avrebbe provato e, se una persona come Lui dentro al problema afferma questo, devo accettarlo come “dogma”. Probabilmente a questi commenti ogni persona fragile reagisce in modo diverso, chi con rabbia, chi con sofferenza, chi con indifferenza, chi probabilmente tanto dentro al suo problema non sta neppure attento e non gli interessa un “cavolo” di quel che si dice della sua condizione; certo che se chi aprisse la bocca pensasse prima a fare un collegamento tra la lingua e cervello, sarebbe già un piccolo passo in avanti verso la scoperta del rispetto verso l’ essere umano!
Se andiamo poi un po’ più a fondo ai comportamenti dell’“uomo”, anche nelle banalità possiamo notare che l’esperienza degli altri non serve a nulla, quando si deve affrontare anche un semplicissimo problema e viverlo, quasi sempre lo facciamo di testa nostra, senza ascoltare i suggerimenti degli altri ed alle conclusioni ci arriviamo in seguito, con i Se, con i Ma ed i Condizionali!
Tutto rimane poi nel nostro bagaglio come esperienza di vita, ma nonostante tutto si invecchia ed ancora si deve concludere che non è stata sufficiente tutta l’esistenza per imparare ed affrontare le diverse difficoltà della stessa.
Forse è innato in noi un certo tipo di comportamento un pochino modificabile, ma non troppo; in effetti, quando si fanno le opportune riflessioni su come si è affrontato un problema, il più delle volte, diciamo a noi stessi:
Se tornassi indietro rifarei tutto quanto nel medesimo modo!
Ed allora risulta ancor più difficile, ma direi impossibile immedesimarsi in una simile condizione, descritta tanto bene da Cesare e sicuramente è molto probabile che non vi sia un essere umano che abbia comportamenti e pensieri uguali ad un suo simile, reazioni poi che dipendono molto anche dalla condizione psicosociale del singolo.
Però devo dire che la mia esperienza a contatto con persone che vivono situazioni difficili, mi ha insegnato che l’essere umano riesce sempre a sorprendermi e mi lascia ogni volta sempre più stupito dalla forza di volontà che ha di vivere e di adattarsi a situazioni limite. Ma non lascia meravigliato solo me, sempre ne rimane sorpreso anche chi le affronta in prima persona, che, confidandosi, mi racconta il suo percorso per riuscire a conquistare il nuovo equilibrio di vita.
Per questa ragione chiunque tenti in qualche modo di dare pareri e sentenze perentorie su questi stati di esistenza, non è che rischia, ma è cosa certa che cadrà in grossolani errori di valutazione, di presunzione, fino ad arrivare a veri e propri atti di superbia! Spero almeno in buona fede.
Succede in tutti quei casi in cui i poteri si propongono di allineare il pensiero dell’essere umano su argomenti che possono solo riguardare la coscienza del singolo, ma evidentemente da sempre, è una cosa molto difficile da capire per i benpensanti, sono troppo tronfi, mancano di modestia.
Io proporrei per loro uno stage a proprie spese in qualche struttura adeguata, per ottenere gli opportuni Crediti ECM!
Vi abbraccio.