DIRITTI DEI DISABILI, L’ITALIA PERDE UN GIRO

di Franco Bomprezzi
Giornalista, Direttore Resp.
di “DM” e “Mobilità”

La Convenzione Onu sui diritti delle Persone con Disabilità è finalmente operativa. Il merito è di questi venti Paesi: Giordania, Tunisia, Ecuador, Guinea, Giamaica, Ungheria, Panama, Croazia, Cuba, Gabon, India, Bangladesh, Sudafrica, Spagna, Namibia, Nicaragua, El Salvador, Messico, Perù e San Marino.
È grazie alla loro tempestività nel far approvare dai rispettivi Parlamenti il testo varato dall’Onu che la Convenzione può finalmente entrare in vigore. Manca l’Italia? Certo. La crisi
del Governo e le elezioni anticipate hanno mandato in fumo il lavoro di due anni e più, compreso il viaggio a New York del ministro Ferrero per firmare la Convenzione al Palazzo
di Vetro. Ma il mondo non ci aspetta e adesso sta entrando in vigore uno strumento eccezionale per verificare l’effettiva volontà delle nazioni del mondo di garantire pari
dignità e pari diritti alle persone con disabilità. Da allora, i singoli Stati aderenti saranno chiamati ad adeguare la propria legislazione interna ai principi della Convenzione. Il paradosso è che l’Italia, attraverso le sue associazioni, ha lavorato molto e bene alla stesura del testo approvato dalle Nazioni Unite. C’è molta della nostra cultura di integrazione,
molto dell’idea di inclusione sociale e di non separazione delle politiche destinate alle persone con disabilità.
Ma noi arriveremo a ratificare la Convenzione chissà quando, visto che questo tema non figura fra le priorità di nessuno dei partiti maggiori (se non a parole). Come si vede sono i Paesi cosiddetti in via di sviluppo a batterci sul tempo. Non è un caso: forse in queste nazioni il tema dei diritti di cittadinanza dei disabili è concreto, immediato, evidente,
perché si lega alle più larghe battaglie per lo sviluppo sociale ed economico dei tanti Sud del mondo.
Ci salva San Marino, dove, non a caso, il Governo è affidato a una persona in sedia a rotelle.
Difficile è piuttosto sintetizzare una valutazione complessiva e per quanto possibile oggettiva circa lo stato delle cose in Italia e nel mondo. Povertà e guerre producono disabilità su scala industriale, in quattro quinti del pianeta, e noi viviamo con una scarsa consapevolezza di quanto la disabilità sia davvero il frutto delle condizioni concrete nelle quali il destino ci porta a nascere e vivere.
Se io fossi venuto al mondo in una megalopoli indiana o africana, o in una misera periferia del Sud America sicuramente non avrei raggiunto i risultati di qualità della vita che ho
potuto conseguire in Italia. Vorrei che le persone con disabilità in Italia fossero maggiormente impegnate a testimoniare in favore di chi davvero sta peggio di noi, e non ha alcuna possibilità di riscatto se non si attuano serie politiche di riduzione dei conflitti e di lotta alla povertà e alla fame nel mondo. Basti pensare che da noi la poliomielite non esiste da decenni, mentre è ancora largamente diffusa in larga parte del mondo. La Convenzione Onu, il cui testo integrale è stato pubblicato dal Ministero della Solidarietà Sociale (www.solidarietasociale.gov.it) ed è scaricabile anche dal sito della Fish (www.superando.it) merita una lettura da parte di tutti coloro che si occupano di diritti umani. È un testo quasi pedagogico nella sua chiarezza circa i diritti, ma anche rispetto alle modalità di monitoraggio
internazionale. È infatti nella fase di prima attuazione, con la nomina del Comitato internazionale, e con la stesura dei rapporti nazionali, che si concretizza il monitoraggio sulle
effettive politiche di non discriminazione nelle diverse nazioni del mondo. E non è così scontato che l’Italia sia in prima fila. I prossimi mesi, i prossimi anni, sono dunque decisivi. Molto dipenderà dalla capacità del mondo delle persone disabili di autorappresentarsi e di
tenere desta l’attenzione delle forze politiche e dell’opinione pubblica.
Come sempre.

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