Salute. Il governo: “Un nuovo decreto sui Lea dipenderà dagli accordi con le Regioni”
La risposta in aula alla Camera ad una interrogazione del Pd sull’annullamento del decreto sui Livelli essenziali di assistenza adottato nell’aprile scorso. L’opposizione attacca: “Non è comprensibile che il nomenclatore non venga aggiornato ed è ancor meno comprensibile che i comunicatori previsti nel nuovo nomenclatore non siano disponibili subito per i disabili che ne hanno bisogno”.
ROMA – Il buon esito della nuova procedura sull’emanazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) dipenderà dagli accordi che potranno essere raggiunti con le regioni e le province autonome. E’ quanto pensa il governo mentre inizia il nuovo lavoro per la definizione delle prestazioni e dei servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a garantire a tutti i cittadini: elenco che era stato adottato con decreto dal governo Prodi e che è stato revocato nei giorni scorsi per mancanza di copertura finanziaria.
“Solo quando il confronto con le regioni avrà consentito di valutare tutta la complessità delle questioni poste, sarà possibile formulare previsioni realistiche circa l’approvazione dei nuovi livelli essenziali di assistenza”, ha affermato il sottosegretario all’Istruzione Giuseppe Pizza rispondendo (in nome e per conto dei colleghi dei ministeri dell’Economia e del Welfare) ad un’interpellanza illustrata in aula, giovedì 24 luglio, da Maria Antonietta Farina Coscioni del Pd. Nell’atto, firmato anche da Roberto Giachetti, si chiedeva quanto tempo dovranno ancora attendere i cittadini, i malati e i disabili, dopo aver aspettato dieci anni il rinnovo del nomenclatore delle protesi e degli ausili, per vedere rispettati i loro diritti costituzionali in materia di salute. In sede di replica, Coscioni ha chiarito che “indipendentemente dai livelli essenziali di assistenza, non è comprensibile che il nomenclatore non venga aggiornato ed è ancor meno comprensibile che i comunicatori previsti nel nuovo nomenclatore non siano disponibili subito per i disabili che ne hanno bisogno”.
I Lea approvati ad aprile (vedi le schede di Superabile) contenevano numerose novità rispetto al precedente elenco di prestazioni e servizi erogati dal Ssn a tutti i cittadini, per un totale di oltre 5.700 tipologie di prestazioni e servizi per la prevenzione, la cura e la riabilitazione. Lo stesso decreto conteneva anche il nuovo “nomeclatore tariffario dei presidi, delle protesi e degli ausili”, insieme ai nuovi elenchi delle malattie croniche e delle malattie rare esentate dal pagamento del ticket. Nel dettaglio delle malattie rare, erano 109 quelle entrate nell’elenco. Inevitabile la delusione di pazienti e famiglie, e le proteste a livello politico e associativo.
Il nomenclatore, l’elenco delle protesi e ausili garantiti dal servizio sanitario nazionale, era stato aggiornato con i nuovi Lea ad aprile, ma anch’esso è stato revocato in seguito alla decisione dell’attuale governo. Fazio, nell’affermare che una nuova versione dei Lea dovrebbe essere pronta entro la fine dell’estate, ha assicurato che “tra i livelli essenziali di assistenza verranno mantenuti quelli relativi ai comunicatori vocali per i disabili, alle malattie rare ed ai farmaci per l’Aids”. (dp)
Di seguito il testo dell’atto ed il resoconto del dibattito in aula.
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
La sottoscritta chiede di interpellare il Ministro dell’economia e delle finanze, il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, per sapere –
premesso che:
- dopo anni di rinvii, commissioni e istruttorie il 23 aprile 2008 il Presidente del Consiglio, il Ministro dell’economia e il Ministro della salute hanno firmato un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri concernente i nuovi livelli essenziali di assistenza e (articolo 17) il nuovo nomenclatore delle protesi e degli ausili;
- il Ministro Sacconi intervenendo a metà giugno alla prima conferenza nazionale della professione medica, organizzata dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo) a Fiuggi ha dichiarato che: «La Ragioneria Generale dello Stato non ha bollinato il documento di definizione dei nuovi Lea, ed è quindi possibile che la Corte dei Conti ci chieda il perché di questa mancata approvazione. Questi Lea infatti secondo la Ragioneria determinano un incremento della spesa di un miliardo l’anno mentre invece non hanno avuto una copertura in questo senso»;
- la Ragioneria generale dello Stato è organo di supporto del Governo ed in particolare del Ministro dell’economia e, come si deduce dal sito della Ragioneria stessa, «è chiamata ad intervenire – in sede di esame preventivo – su ogni disegno di legge o atto del Governo che possa avere ripercussione diretta o indiretta sulla gestione economico-finanziaria dello Stato»;
- la firma del Ministro dell’economia su leggi, decreti ed atti non può ritenersi di nessun valore rispetto ad un «bollino» postumo della Ragioneria generale dello Stato -:
- perché la Ragioneria generale dello Stato, contravvenendo secondo gli interpellanti ai suoi doveri istituzionali, non sia intervenuta in sede preventiva ma abbia mosso i primi passi solo due mesi dopo la firma del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sui LEA e sul nomenclatore;
- quanti mesi o anni i cittadini, i malati e i disabili, dopo aver aspettato dieci anni il rinnovo del nomenclatore delle protesi e degli ausili, debbano ancora aspettare per vedere rispettati i loro diritti costituzionali in materia di salute.
Farina Coscioni, Giachetti.
In aula
PRESIDENTE. L’onorevole Farina Coscioni ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00090 concernente i nuovi livelli essenziali di assistenza e il nuovo nomenclatore delle protesi e degli ausili (Vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti).
MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI (Pd) – Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, colleghe, colleghi, la mia interpellanza urgente n. 2-00090 raccoglie il lavoro e l’impegno che l’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica inizia dai primi anni 2000, battaglia che il suo promotore, Luca Coscioni, ha denominato «libertà di parola», per ripristinare la legalità sull’aggiornamento del nomenclatore relativo a protesi ed ausili e, in particolare, per inserire i nuovi sistemi per la comunicazione. Si tratta di una battaglia a sostegno del diritto costituzionale di parola e di espressione anche per i disabili gravi. La lotta per la libertà di parola si rende necessaria perché il decreto ministeriale n. 332 del 1999 inserisce nel nomenclatore relativo a protesi ed ausili i prodotti che sono in commercio dagli anni Novanta: esso, quindi, nasce già vecchio. Si stabilisce, inoltre, che l’aggiornamento debba avvenire entro e non oltre il 2001.
Nel frattempo, il mercato rende già disponibili i nuovi sistemi messi a punto dall’innovazione tecnologica, ma questi restano sconosciuti per il sistema sanitario nazionale. Sono così assenti tutte le strumentazioni e i nuovi sistemi informatici per la comunicazione – sintetizzatori vocali ed interfacce, solo per citarne alcuni – per i soggetti affetti da gravi disabilità di origine neuromuscolare ed impossibilitati a parlare. A partire dal 2003, l’associazione Luca Coscioni registra significativi successi nei confronti di molte regioni: nel 2003, ad esempio, la regione Lazio stanzia un milione di euro per i nuovi comunicatori, così come stanziamenti vengono deliberati dalle regioni Basilicata e Piemonte, mentre altre (quali Campania, Lombardia e Liguria) adottano atti di sostegno alle iniziative dell’associazione Luca Coscioni per il nomenclatore e per il progetto «libertà di parola». Nel 2007 viene creata una commissione salute e disabilità presso il Ministero della salute, all’interno della quale è istituito un gruppo per l’aggiornamento del nomenclatore. Partecipano al gruppo rappresentanti dell’associazione Luca Coscioni. I lavori della commissione si concludono con la proposta di un nuovo nomenclatore. Sempre nel 2007, il Ministro della salute Livia Turco stanzia dieci milioni di euro per i nuovi comunicatori, suddivisi tra le regioni. Nei primi mesi del 2008 l’associazione Luca Coscioni promuove iniziative non violente per sollecitare l’emanazione del decreto di approvazione del nuovo nomenclatore. Il 23 aprile scorso viene firmato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sul rinnovo dei LEA (i livelli essenziali di assistenza), contenenti il nuovo nomenclatore. L’articolo 17 di tale decreto contiene i nuovi sistemi di comunicazione.
Ma nel giugno scorso il Ministro Sacconi, intervenendo alla prima conferenza nazionale della professione medica organizzata dalla federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri a Fiuggi, ha dichiarato così: «La Ragioneria generale dello Stato non ha bollinato il documento di definizione dei nuovi livelli essenziali di assistenza ed è quindi possibile che la Corte di conti ci chiede il perché di questa mancata approvazione. Questi livelli essenziali di assistenza, infatti, secondo la Ragioneria determinano un incremento della spesa di un miliardo l’anno, mentre invece non hanno avuto una copertura in questo senso».
Indipendentemente dai livelli essenziali di assistenza, signor rappresentante del Governo, non è comprensibile che il nomenclatore non venga aggiornato e ancor meno comprensibile è che i comunicatori, previsti dal nuovo nomenclatore, non siano disponibili subito per i disabili che ne hanno bisogno. Tutto questo l’impone il decreto n. 332 del 1999 – che è stato violato da quasi dieci anni, non aggiornando il nomenclatore – la Costituzione della Repubblica che assicura libertà di parola e di espressione a tutti i cittadini, disabili gravi compresi, e la decenza in campo di spesa e di organizzazione sanitaria, perché non si può continuare a ripianare i deficit per decine di migliaia di euro dovuti all’incapacità gestionale e rifiutare pochi milioni di euro per i disabili gravi, alcuni dei quali peraltro già stanziati. Le questioni di copertura se esistono riguardano i livelli essenziali di assistenza ovvero l’insieme di tutte le prestazioni sanitarie; certamente non riguardano l’aggiornamento del nomenclatore e meno che meno i nuovi sistemi di comunicazione per i disabili gravi. Molti urlano di non staccare la spina a chi lo chiede o a chi è già clinicamente morto, mentre nei fatti si impedisce di attaccare la spina della parola e della comunicazione a chi, muto, disperatamente lo chiede (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca, Giuseppe Pizza, ha facoltà di rispondere.
La risposta del governo
GIUSEPPE PIZZA, Sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca. Signor Presidente, onorevoli deputati, con l’interpellanza urgente n. 2-00090 gli onorevoli Farina Coscioni e Giachetti chiedono quanto tempo ancora si dovrà attendere per l’emanazione del decreto, recante la nuova disciplina dei livelli essenziali di assistenza sanitaria, al quale la Ragioneria Generale dello Stato ha negato, successivamente all’adozione del decreto stesso, la relativa bollinatura. Al riguardo, si fa presente che, al fine di garantire l’invarianza finanziaria del provvedimento, è necessario, come peraltro evidenziato anche dalla Corte dei Conti, che nello stesso sia espressamente prevista la riduzione di un parametro standard strutturale (espresso per esempio in termini di posti letto per mille abitanti), il cui rispetto da parte delle Regioni consenta di realizzare quei risparmi in grado di dare copertura finanziaria agli oneri indotti dall’introduzione delle nuove prestazioni previste a carico del Servizio sanitario nazionale.
Per quanto concerne l’iter procedurale del provvedimento, al fine di fornire chiari elementi di risposta ai quesiti formulati nell’interpellanza in questione, si precisa che il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, già in data 12 marzo 2008, con riferimento alla richiesta di assenso tecnico sullo schema di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, trattandosi di documento estremamente ampio e complesso (consta di 56 articoli e 17 allegati), chiedeva che fosse prodotta la necessaria relazione tecnica di accompagnamento diretta a dimostrare la coerenza dello stesso, sotto il profilo finanziario, con la cornice finanziaria programmata nel Patto per la salute.
Successivamente, in data 17 marzo 2008, a seguito della convocazione di una riunione tecnica presso la Conferenza Stato-Regioni, il citato Dipartimento, ribadiva la necessità della predisposizione di idonea relazione tecnica. In data 19 marzo 2008, veniva diramata una nuova versione e perveniva la richiesta di una relazione tecnica nella quale, senza l’esposizione di un procedimento tecnico valutativo, si affermava che il provvedimento sarebbe risultato finanziariamente neutrale. Pertanto, il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato chiedeva la condivisione, da parte delle Regioni, di tale affermazione in apposita riunione. In data 20 marzo 2008, ha avuto luogo la predetta riunione, nel corso della quale sono emerse valutazioni contrastanti, non supportate da un procedimento tecnico valutativo circa l’impatto finanziario del provvedimento. Pertanto, il dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, nel fare presente l’assoluta necessità di uno specifico e puntuale confronto sui procedimenti valutativi, ha precisato di non essere nella condizione di esprimere il parere favorevole all’ulteriore corso. Nella medesima data, la Conferenza Stato-regioni ha sancito l’intesa sullo schema di DPCM, a condizione che, a conclusione del procedimento valutativo in corso presso il Ministero dell’economia e delle finanze, venga acquisito il necessario concerto con il medesimo Ministero.
In data 8 aprile 2008, il citato dipartimento evidenziava che i risparmi stimati nella relazione tecnica, diretti a coprire i maggiori costi indotti dall’introduzione di nuove prestazioni, non appaiono conseguibili, se non in una prospettiva di lungo periodo, non essendo fissato alcun nuovo standard (come ad esempio quello dei posti letto) tale da garantire effettivamente il conseguimento dei risparmi attesi. Pertanto, il provvedimento, non coerente con il quadro finanziario programmatico definito nella Relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica per il 2008, introduce costi certi a fronte di risparmi eventuali. In data 10 aprile 2008, con riferimento all’intendimento del Ministro dell’economia e delle finanze di esprimere il proprio concerto a condizione che venisse monitorato ex post l’andamento della spesa per verificare la realizzazione del parallelo tra il processo di ampliamento delle prestazioni erogate a carico del Servizio sanitario nazionale e il processo di razionalizzazione nell’area dell’assistenza ospedaliera, il dipartimento della Ragioneria generale dello Stato esprimeva parere contrario, subordinando il parere favorevole alla formalizzazione nello stesso DPCM di un concreto obiettivo di razionalizzazione (ad esempio l’obbligo della riduzione dello standard dei posti letto per mille abitanti).
In data 22 aprile, a seguito del concerto dato dal Ministro dell’economia e delle finanze, condizionato alla previsione di un monitoraggio ex post dell’andamento della spesa e dell’adozione successiva di misure correttive in seguito ad eventuali divaricazioni fra spesa programmata e spesa effettiva, il dipartimento della Ragioneria ribadiva la necessità di formalizzare nello stesso DPCM un concreto obiettivo di razionalizzazione della spesa ospedaliera ex ante, in mancanza del quale necessariamente si realizzeranno pressioni sulla finanza pubblica, in un contesto, peraltro, che, stante quanto indicato nella Relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica per il 2008, comporta per il settore sanitario un importante sforzo di contenimento della spesa.
Sulla questione anche la Corte dei Conti, con il rilievo n. 85 del 24 giugno 2008, ha affermato che, a fronte dei maggiori costi certi, derivanti dall’introduzione di nuove prestazioni, ammessi ma non quantificati nella relazione tecnica, risulta necessaria l’individuazione, nel provvedimento, della strumentazione normativa per la realizzazione certa di risparmi così imponenti, in particolare in conseguenza della riduzione dell’offerta ospedaliera. Ciò stante, la Corte trattiene il decreto pervenuto e rimane in attesa dei chiarimenti che l’amministrazione riterrà di fornire al riguardo o della richiesta di ritiro del provvedimento in questione.
In ordine ai tempi necessari per la soluzione delle problematiche esposte e l’emanazione del DPCM, il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali è dell’avviso che il buon esito della procedura dipenderà dagli accordi che potranno essere raggiunti con le regioni e le province autonome. La problematica risulta, tuttavia, strettamente intrecciata con le misure di efficientamento previste dall’articolo 79 del decreto-legge n. 112 del 2008 (attualmente approvato solo dalla Camera dei Deputati) da adottarsi tramite un’intesa con la Conferenza Stato-regioni. Solo quando il confronto con le regioni avrà consentito di valutare tutta la complessità delle questioni poste, sarà possibile formulare previsioni realistiche circa l’approvazione dei nuovi livelli essenziali di assistenza.
PRESIDENTE. L’onorevole Farina Coscioni ha facoltà di replicare.
La replica dell’opposizione
MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario per l’istruzione, l’università e la ricerca, Giuseppe Pizza, per essere intervenuto in sostituzione di un suo collega. Infatti, l’interpellanza urgente in esame è rivolta al Ministro dell’economia e delle finanze e al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. La soluzione delle problematiche evidenziate nella mia interpellanza urgente, è individuata, nella risposta del Governo, in una procedura che richiede tempi non immediati come sempre – mi viene da aggiungere – e non certi. Mi viene da dire, ancora una volta, l’esperienza passata insegna. I tempi della politica non coincidono con i tempi delle istanze e della vita dei malati e dei disabili. La conclusione della risposta del Governo rimanda al confronto con le regioni e solo allora sarà possibile formulare realistiche previsioni circa l’approvazione dei nuovi livelli essenziali di assistenza. La mia valutazione al riguardo è quella di essere una sorta di gigantesco gioco dell’oca in cui si rischia di ritornare alla casella di partenza. Ribadisco che, indipendentemente dai livelli essenziali di assistenza, non è comprensibile che il nomenclatore non venga aggiornato ed è ancor meno comprensibile che i comunicatori previsti nel nuovo nomenclatore non siano disponibili subito per i disabili che ne hanno bisogno. Sono certa, signor sottosegretario, che se la materia fosse stata di sua stretta competenza non mi avrebbe dato una risposta così generica.
(25 luglio 2008)
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