L’importanza della nutrizione nella SLA
Il 22 gennaio 2009 si è svolto a Campoverde (LT), presso la Sala Congressi della Abbott, il Convegno intitolato “Strategie Nutrizionali nel trattamento del paziente con SLA”cui hanno partecipato oltre 40 tra neurologi, nutrizionisti clinici e dietisti provenienti da tutto il territorio nazionale. Oggetto del convegno le problematiche metaboliche e nutrizionali e le nuove prospettive nel trattamento nutrizionale della sclerosi laterale amiotrofica, alla luce delle più recenti acquisizioni nel campo. Moderatori dei lavori Mario Melazzini, Presidente AISLA e Maurizio Muscaritoli, Professore Associato di Medicina Interna presso l’Università La Sapienza di Roma e Presidente in carica della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo. Le relazioni scientifiche sono state tenute da Maurizio Inghilleri, professore Associato di neurologia presso l’Università La Sapienza di Roma, Mario Sabatelli responsabile del Centro SLA del Policlinico Gemelli di Roma, da Vincenzo Silani, Direttore del Dipartimento Neuroscienze Universitario presso l’ IRCCS Istituto Auxologico Italiano di Milano, e dagli stessi Melazzini e Muscaritoli. Dai lavori è emerso chiaramente non solo che molti degli aspetti metabolici della SLA sono ancora sconosciuti, ma anche che i bisogni nutrizionali dei malati di SLA siano spesso sottovalutati o ignorati dalla stessa comunità scientifica. Questo appare ancor più sconcertante quando si pensi che molte delle ipotesi patogenetiche della malattia riguardano aspetti strettamente correlati con i nutrienti ed il metabolismo e che dallo studio di questi meccanismi potrebbero con notevole probabilità scaturire nuove conoscenze per meglio comprendere e curare la malattia. A questo proposito, Inghilleri, Sabatelli e Silani hanno sottolineato con estrema chiarezza che la complessità genetica e clinica della SLA rendono ragione della ancora scarsa disponibilità di rimedi farmacologici per la sua prevenzione e cura. L’unico farmaco attualmente registrato per il trattamento della SLA, il riluzolo, esplica la sua azione interferendo con il glutammato, un neurotrasmettitore eccitatorio che è anche un componente della dieta e di alcuni supplementi nutrizionali. I possibili rapporti tra composizione della dieta ed evoluzione clinica della SLA sono anche stati indicati dagli esperti come filoni di ricerca da sviluppare. Ed è proprio sulla ricerca che si è incentrata la relazione di Melazzini che ha illustrato le finalità della neonata AriSLA, l’agenzia Italiana per la Ricerca sulla SLA, che contribuirà in maniera determinante a finalizzare e ad incanalare su percorsi virtuosi i finanziamenti per tutti i gruppi italiani impegnati da anni ad individuare rimedi per la malattia. In ultimo, Muscaritoli, ha illustrato una proposta di percorso di assistenza nutrizionale per la SLA, sottolineando che, come già sperimentato e validato per il paziente affetto da patologie oncologiche, anche per il malato di SLA l’attenzione ai problemi nutrizionali va posta precocemente, sin dal momento della diagnosi. Tale atteggiamento non solo è coerente con la sottolineata necessità di una presa in carico globale del malato di SLA, ma garantisce anche che in ogni fase della malattia il malato abbia a disposizione il migliore supporto alimentare, nutrizionale e metabolico possibile, attraverso il ricorso alla dieta personalizzata, o adeguatamente supplementata o integrata con prodotti specifici come addensanti e acque gelificate nei casi di grave disfagia. Tutto ciò appare oggi indispensabile ed attuabile attraverso un percorso ‘parallelo’ multidisciplinare e multi professionale. I bisogni nutrizionali del malato di SLA, ha sottolineato ancora Muscaritoli, non si devono quindi identificare solo con la nutrizione artificiale, che pur giuoca un ruolo insostituibile nella gestione clinica della SLA, nella prevenzione delle complicanze e nel miglioramento della qualità di vita. La nutrizione artificiale a domicilio tramite la PEG rappresenta non solo la modalità attraverso la quale il malato di SLA può essere adeguatamente nutrito ed idratato nelle fasi più avanzate della malattia, ma anche la possibilità di somministrare nutrienti con caratteristiche particolarmente adatte alle esigenze metaboliche di questi malati. La disponibilità di prodotti per nutrizione enterale arricchiti in anti-ossidanti, a basso contenuto di carboidrati ed elevato contenuto di grassi omega-3, rappresenta già oggi una notevole risorsa per il miglioramento del trattamento nutrizionale della SLA, potendo contribuire a contenere il danno ossidativo e a migliorare gli scambi gassosi in presenza di insufficienza respiratoria, nell’attesa che la ricerca clinica e sperimentale forniscano nuovi ed efficaci rimedi per la sconfitta della malattia. In questo senso, la ricerca metabolica e nutrizionale rappresentano, secondo gli esperti, un nuovo entusiasmante orizzonte.