Lettera 2
Risposta alla lettera n.1, in data 4 aprile 2005, della Direzione Generale Famiglia e Solidarietà Sociale (dott. Bruno Calchera)
I miei commenti:
Questa lettera, al di là dell’equivoco del nome, Massimiliano, è la chiara espressione di grandi giri di parole, di nessuna concretezza, e soprattutto di ignoranza rispetto alla mia patologia e alle condizioni in cui mi trovo.
Posso concordare sul fatto che ci possano essere varie figure professionali per garantire la mia assistenza, ma una cosa è certa: DEVONO CONOSCERMI, DEVONO SAPER COMUNICARE CON ME (per imparare ad usare la mia tabella le persone, compresi i miei amici laureati, impiegano almeno una settimana), DEVONO ESSERE FIGURE STABILI (non possono essere le figure delle cooperative appaltate dalla ASL che hanno un turn-over elevatissimo e che parlano a stento italiano).
Per non parlare poi del punto in cui si dice che le risorse per l’assistenza vanno cercate all’interno della famiglia: la mia famiglia è Stefania, che lavora tutto il giorno. I miei genitori sono anziani e non possono certo prendersi cura di me. Ma di cosa parla questo signore che mi scrive?

