Il film
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I Premi di Un Inguaribile Amore
Maremetraggio 2007 Premio per il Miglior Cortometraggio Italiano
David di Donatello 2006
Ha vinto al David di Donatello 2006 il Premio per il Miglior Cortometraggio.
Nastri d’Argento 2006
Ha vinto il Nastro d’Argento 2006 – Miglior Cortometraggio.
“Due sguardi, una lavagnetta, un chiaro segreto, un confronto impossibile, il darsi comunicando senza i limiti di una malattia scompaginante, una coppia sempre e comunque anche se la vita non è andata come doveva.
Notevole ed emozionante, rispettoso e microscopico proprio perché tutto campo e controcampo, senza fronzoli estetici, bastano quel letto e quell’amore, la consapevole naturalezza di un lui e una lei uniti ancora di più da una regìa altro che invisibile, ma meglio così”.
Maurizio Di Rienzo.
Genovafilmfestival
Ha vinto il primo premio ex-aequo quale miglior documentario al Genovafilmfestival, “per la drammaticità, l’originalità e il coraggio con cui racconta il tema della malattia per approfondire ed esplorare la forza dei sentimenti”
Ha inoltre ottenuto, sempre al Genovafilmfestival, una segnalazione dalla critica: “per la partecipazione umana e il consapevole uso del mezzo cinematografico dimostrato.”
Festival Videocorto Nettuno 2006
Al Festival Videocorto Nettuno 2006 ha vinto il Videocorto d’Argento, il premio per la miglior Regia e una menzione della Giuria per Cesare e Stefania.
“Una scelta finale provocatoria e radicale, probabilmente se ne parlerà molto nel salotto di oggi… Il filo delle emozioni della serata si è concluso con UN INGUARIBILE AMORE di Giovanni Covini, tutto giocato sugli sguardi dei due attori protagonisti, nell’intrecciarsi tra amore e malattia, e che ha riscosso notevoli consensi e un lungo applauso finale”
Concorso Nazionale Maurizio Poggiali 2006
Al Concorso Nazionale Maurizio Poggiali 2006 ha vinto il primo premio: “Nella sua drammaticità, il corto rappresenta uno straordinario inno alla vita ed un messaggio d’amore.”
Fano International Film Festival 2005
Ha vinto il secondo premio al Fano International Film Festival 2005 “per lo sforzo umano estremo che è stato fatto. Un film contro ogni vigliaccheria che arriva diritto al cuore. Per avere e dare coraggio”.
Opere nuove Bolzano 2005
Ha vinto il Premio Speciale della Giuria a Opere nuove Bolzano 2005 per “Il dramma vero dell’intelligenza prigioniera del corpo malato, condannata all’impotenza anche per effetto di leggi medioevali che impediscono la ricerca. La capacità di mantenere un rapporto umano e di accettare e valutare razionalmente la propria condizione. Il susseguirsi dei sentimenti trasformato in crescendo di drammaticità che si risolve nella rafforzata volontà di lottare. Film di profonda passione civile e di forte impatto emotivo.”
Frontiere Film Festival 2005
Al Frontiere Film Festival 2005 è stato assegnato un premio speciale della Giuria – Premio Musicfeel
Le altre partecipazioni di Un Inguaribile Amore
Euganea Movie Movement 2005
http://www.euganeamoviemovement.it
Trani Film Festival 2005 – serata dedicata ai corti d’autore
http://www.tranifilmfestival.it
SEDICICORTO 2005 – Forlì
http://www.sedicicorto.it/film.php
FESTIVAL INTERNACIONAL DE FILMETS DE BADALONA 2005 – Spagna
http://www.badalonacom.com
Cork Film Festival 2005 – Irlanda
http://www.corkfilmfest.org
Bilbao Film Festival 2005 – Spagna
http://www.zinebi.com
Festival dei Popoli 2005 – Firenze
http://www.festivaldeipopoli.org
Shortbutgreat:
Milano – Triennale
Roma – Teatro Sala Umberto
Palermo – Teatro Politeama Garibaldi
http://www.shortbutgreat.com
La Cittadella del Corto 2006 – Trevignano
http://www.cittadelladelcorto.it
Film Breve 2006 – Torino
http://www.aiacetorino.it/index.php?IDpage=544&lang=ita
Arcipelago Film Festival 2006 – Roma
http://www.arcipelagofilmfestival.org
Festival di Capalbio2006 – Capalbio
http://www.capalbiocinema.com/
Capacicinemabreve 2006 – Capaci
http://www.capacicinemabreve.org/
Un Inguaribile Amore è stato inoltre proiettato a:
- Documentary in Europe di Bardonecchia 2005
- La “Notte Bianca” di Roma del 17 settembre 2005 alla Libreria del Cinema
- “Museo in corto”, presso il Museo d’arte contemporanea di Genova, il 28 settembre 2005
L’intervista
Intervista a Giovanni Covini su Shortvillage, la Città del Cortometraggio:
http://www.shortvillage.com/db/rubriche.asp?key=45
Il regista
C’è chi ha scritto queste parole su Cesare e su di me. E ne ha fatto un film-documentario strepitoso.
Grazie all’uomo e al regista.
Grazie Giò.
Stefania
“Questo film mi ha toccato dentro. come uomo e come regista. due nomi con i quali non sempre merito di essere chiamato. Mi sono chiesto a lungo, in questi giorni, che cosa significasse essere un regista in questo caso. E alla fine sono arrivato al punto di definirmi con il silenzio. A volte il regista non ha niente da dire ma tutto da ascoltare. E quindi il mio compito è sparire da questo film. Non far sentire la regia, non aggiungere materiale esterno e creativo, ma stare dentro la vostra relazione con voi. In qualche modo questo mi sembra il mio film più segreto. Dove le mie scelte non si vedono o si vedono pochissimo, perché sono tutte a sparire, a non fare, a tacere.
Spero che questa via porti la vostra storia il più lontano – e il più vicino – possibile.”
“Abbiamo iniziato a lavorare. Il girato ci porta verso soluzioni diverse, evoluzioni del mio pensiero prima delle riprese. E’ sempre così. Girare è scoprire, e in qualche modo essere scoperti nelle emozioni più profonde.
Sto scoprendo i silenzi, gli indugi, le pause della loro conversazione. Momenti in cui il ponte sembra congelarsi.
Visivamente ho preferito tenere questa luce azzurrina che Roberto ha dato, non percepibile come tale sul posto, ma calcolata per essere così in macchina, perché mi ricorda il ghiaccio, e i movimenti degli occhi di Cesare e delle mani di Stefania sono come una cosa che resiste al gelo dell’immobilità di Cesare.
Rispetto a come lo pensavo credo sia più compassato, meno sobbalzante, ma più denso, più elegante (la fotografia di Roberto è strepitosa), più dolente.
Non so, non mi sento di fare il regista in questo caso, ma di ascoltare il materiale che mi parla e che si mette insieme. Mai come in questo caso penso che nostro lavoro sia essere ponti, strade, riferire la luce senza credere mai di esserlo.
Vedremo.
Nel frattempo quei due sono formidabili. Davvero.”
“Gireremo martedì alle 15. La prima volta, poi credo che proseguirò almeno un’altra volta. E’ molto delicato girare una cosa così. Per me tutti possono aggiungere un’energia buona, aiutare la concentrazione e l’intimità, superare il problema di fari e cavi, cavalletti e macchine. Ma non è detto che sia così. Cesare potrebbe fare fatica, e noi con lui, e sentire il peso di molte persone attorno che aspettano che lui ce la faccia. O anche che noi ce la facciamo. Potrebbe voler dire delle cose e non dirle perché c’è troppa gente.
Non lo so. Davvero, non lo so.
Chi si sente nel cuore di essere lì dimenticandosi del tempo che passerà ed essendo disposto a silenzi lunghissimi e a lunghissimi tempi di attesa, è il benvenuto. Da parte mia, ma non siamo in casa mia.
Considero questo percorso una specie di regia collettiva. Per cui, come il Papa, lascio i miei appunti visibili a tutti, se qualcuno avesse dei suggerimenti o delle cose da dirmi.
Visivamente. Considero la possibilità di girare con tre macchine. Due “istituzionali”, campo e controcampo su Cesare e su Stefania. L’altra a mano, in mano mia, a seguire occhi, dita, lettere, labbra. Una macchina più sporca, meno definita, che dia la dinamica del dialogo. Perché più seguo questo filo più penso che il film non sia un film sulla malattia, ma sulla relazione con la malattia e con la persona che ne è abitata. Contatti febbrili che aggirano l’ostacolo, sgambetti a Silvestro che vorrebbe la nostra paura. Cos’è straordinario di tutto questo ? La capacità di Stefania e Cesare di costruire ponti. Fra loro e con gli altri. Il compito di questo film è costruire una deviazione a favore del pubblico. Percorrere, abitare la loro relazione, ospiti non guardoni, coinvolti senza ricatti.
Narrativamente. Occhi, dita, lettere, superfici trasparenti che riflettono, labbra, movimenti rapidi, intimi, precisi. Continuo a pensare alla danza.
Più penso a Cesare immobile e a Stefania iper-attiva, più mi risulta evidente che stiano danzando. Danza il respiratore su e giù, danzano gli occhi in alto e in basso, a sinistra e a destra. Danzano i pensieri di Cesare, e la forza nervosa di Stefania. Il film è questo. Un fitto lavoro di montaggio, e più che si vede l’immobilità e più deve sembrare un pezzo di Bossa Nova, tutto in levare, che ti toglie il fiato. In altre parole: Cesare non cammina perché vola. Volano le sue parole e i suoi pensieri.”
Giovanni Covini

